Il Modello

Presentazione del
MODELLO SCICLI

Negli ultimi anni, complice la crisi internazionale, è continuata ancora più decisa la sensazione di “decrescita” di quasi tutti i settori economici e sociali della città di Scicli.
Il mondo delle professioni, l’edilizia, l’artigianato, il commercio, sembrano essersi sganciate dalla locomotiva che ha trainato negli anni d’oro il boom economico della nostra comunità.
L’attrazione di investitori ed i relativi investimenti sono contemporaneamente andati via via riducendosi e con essi, occupazione e benessere complessivo della nostra cittadina.
La città, contemporaneamente, ha perso numerosi servizi pubblici in nome della necessità di riduzione dei costi della macchina burocratica statale e regionale.
E così sono continuate le fughe dei nostri giovani, delle nostre probe maestranze, delle migliori intelligenze.

Eppure, in tutti questi anni, si è andata rafforzandosi l’asset immateriale più importante di una comunità: l’identità.

Gli studi e le ricerche approfondite curate dal prof. Paolo Nifosì e la relativa opere di diffusione delle conoscenze (si pensi ad esempio agli innumerevoli convegni organizzati in oltre 40 anni di lavoro dal Vitaliano Brancati e dal Giornale di Scicli, le passeggiate barocche promosse dalla Fondazione Confeserfidi), fanno prendere consapevolezza anche alla Politica dello scrigno dei tesori dell’intera Val di Noto; arrivano così, complice il terremoto del 1990, cospicui finanziamenti per il restauro dei beni architettonici, soprattutto ecclesiastici, ed il riconoscimento Unesco, con l’iscrizione nella Heritage List (Patrimonio dell’Umanità).

“Scicli Mare e Barocco”, grazie al marketing planetario della fiction “Il commissario Montalbano” fa aprire gli occhi a tutta la città sulle proprie potenzialità economiche ed attrattive, non più solo potenziali, ma concreteereali.

Durante gli anni di crisi finanziaria planetaria, germoglia perciò un nuovo seme che dà una nuova speranza: l’accoglienza turistica.

Da embrionale, il settore cresce costantemente, vengono ristrutturate abitazioni e villette per realizzarvi case per vacanze e bed and breakfast e, finalmente dopo tanti anni, in città appare un albergo nel cuore del centro storico.

Scicli diventa parte di circuiti, una eccezionale piacevole “scoperta” per il visitatore: la luce, l’accoglienza, la concentrazione di un enorme patrimonio architettonico, la configurazione della città con le sue valli ed i suoi colli, ed il mare pulito a due passi, alimentano il “passa parola” tra investitori di altre regioni; a Scicli si vive bene, c’è un clima meraviglioso, ci sono persone per bene, è un’altra Sicilia, dove si produce ciliegino e profumi di aromi, ma anche cultura e rievocazione dei fasti di una nobiltà che ha testimoniato la ricchezza dei luoghi nei secoli.

E l’agricoltura? La crisi economica degli ultimi 10 anni colpisce fortemente il principale settore economico della città: centinaia di aziende familiari chiudono ed escono dal mercato, crolla l’esperienza “cooperativa”, tutta la filiera distributiva viene rivoluzionata, il mercato Spinello ne piange le principali conseguenze.

Eppure, anche in questo caso, c’è chi reagisce: le aziende più innovative si rafforzano, sperimentano nuove colture, scoprono l’internazionalizzazione.

I prodotti sono di eccezionale qualità, il mercato nazionale ed internazionale si riorganizza con nuove filiere,  Scicli può fare la propria parte.

Tuttò ciò accade mentre a livello internazionale i grandi gruppi finanziari impongono modelli di profitto speculativo, delocalizzando, licenziando, asservendo a se stessi interi territori e anche le istituzioni; si genera cosi una grande confusione generale, a livello planetario, che coinvolge tutto e tutti: le ideologie tradizionali, i riferimenti politici, il rapporto tra le nazioni, i sistemi di potere, l’economia, conta la finanza non il benessere dell’individuo.

Ma non è tutto irrevocabilmente perso perché, nel momento del caos, e cosi è sempre stato nei secoli, a fronte della definitiva degenerazione del sistema economico di riferimento, si rigenera un nuovo equilibrio basato su inedite logiche evolutive e diversi riferimenti valoriali.

Ed allora occorre rimettere la palla al centro e decidere in quale direzione andare, non ascoltando più quelle sirene che ci hanno portato nel tempo in questa disastrosa situazione: tutti coloro che promuovono l’attuale modello economico, tutti coloro che insistono sulle degenerative filosofie finanziarie orientate solo all’efficienza esasperata, al profitto ad ogni costo, al contenimento dei costi ottenuto azzerando posti di lavoro, alla esasperata competitività basata sulla riduzione dei prezzi.

L’argomento rappresenta il futuro delle comunità e del benessere dei loro cittadini, a partire da Scicli e dagli sciclitani, che tanto hanno ereditato dalla natura (mare, terra fertile, ..) e dai loro padri (beni architettonici, capacità imprenditoriali, ..)

Scicli ha tutti i mezzi per passare dalla fase della decrescita a quella della “crescita”: ci può essere lo scatto d’orgoglio e la rigenerazione dell’intera nostra comunità, con lo sviluppo del nostro settore imprenditoriale che deve essere distinto e non replicabile altrove e quindi forte, e, grazie a ciò, poter perseguire la maggiore occupazione ed il benessere per tutti i giovani ed i cittadini in generale.

Per fare ciò occorre pensare ad un “MODELLO SCICLI”, il quale prevede obiettivi di crescita condivisa pervasa dal “senso del donare”; quel donare che si può e si deve tramutare in “Economia del dono” in contrapposizione all’economia di mercato capitalistico che tante distorsioni provoca nel settore sociale.

Potrebbe essere per Scicli un modello di business contemporaneo ed innovativo, teso ad intendere l’economia come “un dono” creando presupposti ed opportunità capaci di trarre ispirazioni dal proprio territorio e cosi unire e soddisfare le esigenze/necessità dei concittadini, con l’obbiettivo di una maggiore centralità della persona umana che trae nel condividere tale visione, benefici e valori.

Nel famoso “saggio del dono”, Marcel Maus  afferma che il dono implica una forte dose di libertà creando le giuste condizioni; ognuno deve avere l’opportunità di cogliere questo dono che gli viene messo a disposizione, con la consapevolezza morale, quindi obbligandosi, di restituire verso la collettività parte dei benefici che esso stesso riesce a generare grazie al dono ricevuto. La cultura del dono e l’azione di donare diventa perciò capace di creare arricchimento ed opportunità creando così i presupposti di crescita e valorizzazione delle risorse che vivono ed operano sul territorio di Scicli. Dell’economia del dono si possono per esempio avvalere gli aspiranti imprenditori, piccoli cespugli che vogliono crescere e diventare alberi robusti.

Per applicare questi principi dobbiamo “donare” almeno cinque elementi essenziali:

  1. l’ascolto della persona e delle esigenze di un territorio
  2. la programmazione per creare opportunità e sviluppo
  3. la formazione e l’attrazione di nuove risorse
  4. promuovere, realizzare e supportare le reti tra PMI del territorio
  5. contribuire a far nascere, creando preventivamente le condizioni di investimento, nuove imprese

Adriano Olivetti scrisse  “Il fine dell’impresa non è mai riducibile al puro profitto. L’impresa, sotto semplice condizione di profitto, esiste innanzitutto per circolarmente restituire valore, per creare e diffondere, al proprio interno e nelle realtà circostanti, una sempre maggiore qualità di vita. L’impresa nasce per responsabilmente allargare il suo sguardo sul mondo e si sviluppa per poter ridistribuire gran parte dei profitti facendoli ritornare alla comunità circostante. E ciò non solo attraverso il semplice aumento dei salari, ma promuovendo in tutti i suoi aspetti, sia materiali che spirituali, l’armonico sviluppo dell’essere umano. L’azienda esiste innanzitutto per creare e diffondere, al proprio interno e nella realtà circostante, una sempre maggiore qualità di vita, qualità che si articolano in valori scientifici, etici, estetici, economici. Vi è quindi una ragione politica dell’agire d’impresa, in vista dell’elevazione materiale e spirituale dei luoghi dove si trova ad operare”.

Innovativo e di stretta attualità è il modello sociale della fabbrica Olivetti a Ivrea, ampliata fisicamente e architettonicamente quattro volte nel secolo scorso per far fronte non solo alla crescita della produzione, ma anche all’esigenza di redistribuire ricchezza, servizi sociali, democrazia, cultura e bellezza.  L’esperienza maturata da Adriano Olivetti è senz’altro una delle testimonianze migliori della cultura d’impresa, perchè lega competitività e inclusione sociale, capacità di innovazione e radicamento sul territorio, spirito di comunità e sguardo sui mercati nazionali e internazionali.

ConfeserFidi considera vincente tale filosofia, completamente compatibile ed in linea con la sana e prudente gestione che ci richiedono i nostri soci e la Banca d’Italia: ad aprile di un ormai lontano 1998, venti anni fa, nacque Confeserfidi la quale, insieme alla sua Fondazione (nata 10 anni fa!), intende assumereil ruolo di “agente di sviluppo locale”, per fare emergere l’identità del territorio, programmare il suo sviluppo, attrarre le risorse necessarie per la realizzazione di programmi condivisi.

Le imprese innovative, come Olivetti a Ivrea o ConfeserFidi per la piccola Scicli, sono il cardine dello sviluppo dell’Italia.

Questo è il nostro posizionamento, nonché la strada maestra che Confeserfidi e la sua Fondazione continueranno a perseguire anche nel 2018, anno del ventennale per la prima e del decennale per la seconda.

Continueremo a sostenere le micro imprese e le PMI, con sostegni finanziari diretti, per il tramite delle banche o investitori, ma anche tramite fondi pubblici e privati che intendiamo far intercettare agli imprenditori che desiderano investire in un “progetto di comunità” cioè nel Piano Scicli!